Mercante di anime e di usura

Lo spettacolo è totalmente incentrato sulla figura di Gigino “‟O Malefico”, usuraio, che si reca in una chiesa per confessare al prete le sue malefatte. Ad ascoltare la confessione la figlia di Gigino, nascosta dietro al confessionale. L‟intento registico è appunto quello di mettere in scena una progressiva “scoperta”. Nel buio universo che circonda „O Malefico, i personaggi vengono di volta in volta illuminati dalle torce mosse in scena dagli attori. Lo spettatori quindi vedrà solo quello che il regista vuole che veda, in un continuo gioco di ombre più che di luci, in cui ciò che viene svelato nasconde sempre qualcos‟altro. Così, i personaggi che di volta in volta si materializzano non hanno mai contorni nitidi, talvolta non hanno neanche un volto, depersonalizzati e annientati dalla pesante ingerenza del “debito”, dell‟usura, nelle proprie vite. Parallelamente anche la moglie di Gigino, Elisa, pur non indossando maschere, è anch‟essa un personaggio senza volto, poiché priva di personalità e di emozioni, annientata dall‟assurda vita che conduce assieme al marito, depersonalizzata e senza velleità di cambiamento.Solo la figlia di Gigino sembra avere una parvenza di umanità, una volontà di cambiamento e di odio verso le malefatte del padre. La stessa umanità che nel personaggio di Gigino è distorta. „O Malefico ora sembra commuoversi, ora sembra cambiare, per poi ricadere schiavo di un usura a cui lui stesso è asservito. Gigino vive solo in funzione del denaro, il denaro come fine ultimo eppure mezzo. È il potere che gli dà il denaro che gli permette di rovinare lavita delle altre persone, eppure è lo stesso denaro che l‟ha incastrato in un personaggio da cui non può più uscire. Proprio per questo Gigino O Malefico perde i tratti “realistici” del suo personaggio, diventando una figura a tratti surreale, che richiama il teatro classico napoletano così come i personaggi di Annibale Ruccello, il tutto mischiato con un distorto e popolare Shylock, un Mercante di Venezia nostrano, spogliato dell‟eloquenza “classica”Shakespeariana e arricchito della tradizione culturale napoletana nei suoi aspetti più crudi e violenti.

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